Syekh Siti Jenar
Syekh Siti Jenar
Syekh Siti Jenar
La formulazione più radicale del Manunggaling nella storia giavanese viene da Syekh Siti Jenar, mistico del XV-XVI secolo, il cui insegnamento è rimasto vivo per secoli nonostante — o forse a causa di — la sua condanna a morte da parte dei Wali Songo, i nove santi dell’Islam giavanese.
Syekh Siti Jenar insegnava: Ingsun Allah —
Io sono Dio.
Non come blasfemia: come descrizione di un’esperienza diretta.
L’essere umano nel suo nucleo più profondo non è separato dal Divino — è il
Divino che si è fatto temporaneamente individuale.
Il ritorno alla coscienza di
questo è il Manunggaling.
Per l’Islam ortodosso questa posizione è
shirk — associazione di qualcosa con Dio, la forma più grave di eresia.
Per il
Kejawen è la verità più profonda.
La tensione tra queste due posizioni
attraversa tutta la storia spirituale giavanese e non si è mai risolta — si è
stratificata, producendo la complessità sincretica che è il Kejawen oggi.
La tradizione giavanese ricorda Siti Jenar
non come un ribelle ma come un martire della verità interiore. La sua
esecuzione è raccontata come un atto di libertà: sapeva cosa stava per
accadere, lo accettò, e nel momento della morte si dice che dal suo corpo
uscisse profumo di fiori invece di sangue.
Storico o leggendario, il racconto
dice qualcosa di preciso: chi ha realizzato il Manunggaling non teme la morte
perché sa già cosa è al di là dell’individuale.